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11/11/2022

«Pronto soccorso la punta dell'iceberg. I nodi della sanità vengono al pettine»

Dopo Trieste, anche Udine. I reparti di pronto soccorso si confermano la punta dell’iceberg di una sanità in crisi, schiacciata fra i colpi di coda della pandemia e una carenza di personale che si aggrava ogni giorno di più. E se la Regione annuncia, con la manovra di bilancio 2023, una dotazione aggiuntiva di 70 milioni per Salute e politiche sociali, l’impegno non basta certo a rassicurare la Cgil, da tempo in trincea per denunciare il progressivo declino della sanità pubblica in Friuli Venezia Giulia. «Un declino – commenta il segretario generale della Cgil Udine Emiliano Giareghi con Rossana Giacaz, responsabile sanità e welfare della segreteria regionale – che trova conferma nel ricorso a misure estreme come quella dei contratti di medici a gettone. Paghiamo – proseguono – il peso di lacune strutturali: la debolezza dei servizi territoriali, i vuoti nella rete dei medici di base, la carenza di medici, infermieri e Oss, aggravata dalla fuga di personale dal pubblico al privato. Privato che un tempo era considerato meno attrattivo, mentre oggi le dinamiche si sono rovesciate, perché la sanità pubblica chiede ai suoi operatori sacrifici sempre più pesanti, a fronte di remunerazioni inadeguate, se rapportate ai carichi di lavoro».
La Cgil punta il dito anche sulla crescita delle liste di attesa. «L’incremento progressivo dei fondi destinati al privato convenzionato, sbandierati dall’assessore Riccardi come la soluzione al problema, non sta contribuendo – dichiarano ancora Giareghi e Giacaz – a un contenimento dei tempi e dell’esodo di pazienti verso altre regioni. Tutt’altro: il travaso di risorse verso il privato accelera la fuga di personale dal pubblico, innescando una spirale perversa. Chiediamo di invertire la tendenza, a partire dal varo di un piano straordinario di assunzioni di personale infermieristico e da un’accelerazione dei corsi destinati alla formazione di nuovi Oss. Senza dimenticare i tecnici radiologi, i fisioterapisti e gli assistenti sanitari e sociali, anch’essi fortemente sotto organico».
«Il fatto che si tratti di problemi che riguardano l’intero Paese – commentano ancora i due sindacalisti – non può essere un alibi e non può esentare la Regione e ogni singola Azienda sanitaria dal dovere di mettere in campo ogni sforzo per preservare quella sanità pubblica che rappresentava un vanto del Friuli Venezia Giulia». La dotazione aggiuntiva annunciata con la manovra 2023, quindi, è considerata solo il primo passo. «Bisogna investire in assunzioni, formazione, contrattazione integrativa, incentivi per medici e infermieri, bisogna sollecitare Governo e Parlamento, anche in sede di Conferenza Stato-Regioni, a una radicale modifica della disciplina dei corsi universitari di accesso alle professioni mediche e infermieristiche, innalzando o rimuovendo tetti alle iscrizioni deleteri e anacronistici». Fermo, infine, il no a un ulteriore aumento dei fondi destinati al privato convenzionato: «Le tasse versate da cittadini e imprese di questa regione – concludono Giareghi e Giacaz – devono essere destinate al rafforzamento della sanità pubblica, l’unica in grado di garantire il diritto alla salute di tutti, a partire dai più bisognosi».